sabato 30 gennaio 2010

Haiti: mettere i diritti umani al centro di soccorso e ricostruzione


Due settimane dopo il terremoto che ha provocato enormi perdite di vite umane e la distruzione di vaste aree di territorio, la comunità internazionale continua a mobilitarsi per portare il soccorso necessario e l'assistenza umanitaria alla popolazione di Haiti. Negli ultimi giorni il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto una sessione speciale sulla crisi umanitaria seguita al terremoto e il governo canadese ha ospitato la prima conferenza internazionale per avviare la prima fase della ricostruzione.

Amnesty International ritiene che in questa fase di crisi umanitaria, la protezione dei diritti umani sia un elemento essenziale per l'efficacia dei soccorsi e l'avvio di una ricostruzione sostenibile.

I diritti umani sono in pericolo nelle situazioni di crisi e di emergenza ed è pertanto fondamentale che tutti gli organismi coinvolti adottino misure appropriate per impedire che vengano commesse violazioni dei diritti umani e assicurare il rispetto e la piena realizzazione dei diritti umani sanciti dagli strumenti internazionali sui diritti umani.

La situazione sul posto vede gli haitiani non solo trovarsi di fronte a una delle più gravi catastrofi umanitarie che abbiano mai afflitto una nazione, ma anche doversi confrontare con una crisi dei diritti umani.

La perdita di decine di migliaia di vite non può essere attribuita solo alla forza della natura. La povertà endemica che affligge la popolazione ha contribuito in maniera significativa all'ampia devastazione. Nell'incoraggiare e sostenere la ricostruzione di Haiti, è fondamentale che la comunità internazionale non ricrei analoghe condizioni che mettano le persone a rischio di violazioni dei diritti umani e perpetuino l'ineguaglianza e la povertà.


Gli sforzi per il soccorso e la ricostruzione ad Haiti devono essere basati sul rispetto e sulla promozione di tutti i diritti umani. Le autorità di Haiti e la comunità internazionale dei donatori devono assicurare che la cooperazione internazionale e l'assistenza necessarie siano in linea con gli standard internazionali sui diritti umani. Pertanto, è indispensabile che la cooperazione internazionale e l'assistenza siano fornite in modo da assicurare la non discriminazione; che sia opportunamente data la massima priorità all'accesso di ogni persona ai livelli minimi essenziali di cibo, acqua, servizi sanitari, educazione, salute e alloggio; che ci si concentri su coloro che sono in più grandi condizioni di bisogno. Inoltre, le autorità di Haiti e gli stati donatori devono agire con la dovuta diligenza per assicurare che i soccorsi e l'assistenza allo sviluppo non causino o favoriscano violazioni dei diritti umani e che siano introdotti meccanismi efficaci per una significativa partecipazione di tutte le comunità colpite, incluse quelle più marginalizzate.

Nelle operazioni di soccorso e assistenza così come nelle prime tappe della ricostruzione, Amnesty International chiede a tutti i soggetti coinvolti di affrontare immediatamente e globalmente le seguenti questioni.

Protezione dei bambini dagli abusi, sfruttamento e dal traffico di esseri umani
I bambini sono tra le più vulnerabili componenti della società e in una crisi umanitaria la loro vulnerabilità aumenta significativamente a causa di violenze, abusi, separazione dalle famiglie e disabilità. La separazione dalla famiglie e la distruzione di scuole e comunità ha lasciato migliaia di bambini privi dell'ambiente che li proteggeva. Ora rischiano di cadere nelle reti dello sfruttamento e del traffico di esseri umani, che esistevano ad Haiti prima del terremoto.

I bambini soli che possono essere erroneamente ritenuti orfani rischiano di rimanere vittime delle adozioni illegali. Secondo la Convenzione dell'Aja sulle adozioni internazionali, queste devono essere ritenute l'ultima risorsa dopo che le alternative di adozione locale siano state esplorate in maniera esaustiva e dopo che le autorità competenti abbiano appurato che non ci sono parenti o tutori che possano prendersi cura di loro. Questo rischio esisteva già prima del disastro ma ora è aumentato, dato l'interesse delle famiglie di altri paesi a reagire alla triste situazione dei bambini orfani di Haiti attraverso la loro adozione. L'incapacità delle istituzioni haitiane di determinare in molti casi l'opportunità o meno di un'adozione e di tutelare i diritti dei bambini può spingere le organizzazioni che gestiscono le adozioni illegali ad agire. Le autorità del paese, con il supporto della Missione Onu per la stabilizzazione di Haiti (Minustah), deve assicurare adeguata protezione e la predisposizione di meccanismi per impedire che i bambini siano portati fuori dal paese senza il compimento delle procedure legali per le adozioni internazionali.

Individuare spazi sicuri per i bambini soli e rintracciare le famiglie devono essere le priorità per la comunità internazionale, per le autorità haitiane e le agenzie internazionali di soccorso.


Proteggere i diritti degli sfollati
Centinaia di migliaia di persone sono rimaste senzatetto e non possono ritornare a vivere in mezzo alle macerie delle loro case se non a rischio della loro salute, sicurezza e benessere. In migliaia stanno già lasciando le aree devastate. Il governo di Haiti e le autorità comunali, così come le agenzie umanitarie e di sviluppo internazionali devono rispettare i Principi Guida sugli sfollati per far fronte alle esigenze di sicurezza e umanitarie della popolazione di Haiti.

In un paese dove, prima del terremoto, l'insicurezza alimentare colpiva 1,8 milioni di haitiani (dati del dicembre 2009), e dove il 40 per cento della popolazione non aveva accesso all'acqua potabile, l'ampio numero di sfollati accresce la dimensione della crisi umanitaria.

Amnesty International sottolinea la necessità di proteggere i diritti delle persone sfollate sia all'interno che all'esterno dei campi e di fornire loro tutte le informazioni necessarie affinché possano autonomamente decidere del loro futuro.

In linea con gli standard internazionali contenuti nei Principi guida sugli sfollati, ogni trasferimento di sfollati dai campi o da aree disastrate deve essere volontario, a meno che la sicurezza e la salute di coloro che sono stati colpiti non ne richiedano l'evacuazione. Le persone sfollate non devono essere forzate in alcun modo, come attraverso la minaccia della sospensione dell'assistenza. Il diritto delle persone sfollate a ritornare volontariamente e con dignità alle loro ex abitazioni o terre deve essere rispettato e le autorità devono assisterle sia nel ritorno sia nell'insediamento in altre zone del paese.



Protezione delle donne e delle ragazze dalla violenza di genere, inclusa quella sessuale
Durante una crisi umanitaria e nella fase successiva al disastro, le donne e le ragazze rischiano spesso di subire violenza sessuale, di essere sfruttate da trafficanti e di vedersi ridurre o negare l'accesso ai servizi di salute materna e riproduttiva. Queste situazioni sono state documentate dentro e fuori i campi per sfollati nei paesi in cui erano in atto crisi umanitarie.

Tutti gli attori coinvolti nei soccorsi e nella ricostruzione devono integrare nei loro programmi misure atte a prevenire e a rispondere a tutte le forme di violenza basate sul genere, in particolare la violenza sessuale. Le agenzie delle Nazioni Unite e gli altri attori hanno sviluppato le "Linee guida per gli interventi sulla violenza di genere nelle emergenze umanitarie: l'attenzione alla prevenzione alla risposta nei confronti della violenza sessuale". Queste Linee guida rappresentano un approccio coerente e partecipativo per prevenire e rispondere alla violenza di genere e prevedono una serie di azoni per venire incontro alle esigenze delle persone che hanno subito violenza sessuale. Amnesty International chiede a tutti gli attori coinvolti nei soccorsi e nella ricostruzione ad Haiti di usare le Linee guida come un quadro di riferimento essenziale nello svolgimento delle loro operazioni.


Sicurezza e mantenimento della legge
Il terremoto ha ulteriormente limitato la capacità delle autorità haitiane di assicurare lo stato di diritto e fornire sicurezza. Ci sono stati episodi di violenza, ma finora sono stati limitati a poche aree di Port-au-Prince, principalmente alla città vecchia. Le autorità haitiane devono dare massima priorità alla creazione di un sistema di giustizia funzionante per affrontare prontamente i crimini più gravi.

Cresce nel frattempo il timore che i prigionieri condannati per crimini violenti che sono evasi dal Penitenziario nazionale della capitale stiano tentando di rientrare nelle comunità più disagiate e vulnerabili per riprenderne il controllo. Per fronteggiare la minaccia, all'interno di queste comunità sono sorti gruppi spontanei che intendono impedire il ritorno delle bande criminali. Amnesty International teme che questo possa innescare una spirale di violenza. L'organizzazione ha ricevuto informazioni su linciaggi e su casi di giustizia sommaria, nel corso dei quali sarebbero stati uccisi presunti saccheggiatori.

La polizia nazionale haitiana, con l'assistenza della Minustah, deve garantire la sicurezza, in particolare nelle aree dove in passato la violenza delle bande era endemica. Questo è fondamentale per assicurare che le attività di soccorso non siano ostacolate dalle minacce alle comunità e ai soccorritori. Coloro che sono coinvolti nei linciaggi e in altre forme di violenza devono essere condotti dinanzi alla giustizia.

Le autorità haitiane devono agire immediatamente per istituire un centro di detenzione provvisorio, visto che il principale carcere del paese è stato distrutto e gli altri centri di detenzione nel paese sono sovraffollati. Deve essere assicurato, inoltre, che tutti i detenuti abbiano accesso all'assistenza umanitaria e siano trattati umanamente.

Dalle informazioni provenienti da Haiti, emerge l'uso della forza letale da parte degli agenti di polizia, in particolare nei confronti di presunti saccheggiatori. Amnesty International sollecita le autorità haitiane e le forze internazionali presenti nel paese ad attuare e ad assicurare una stretta osservanza dei "Principi base delle Nazioni Unite sull'uso della forza e delle armi da parte degli agenti di polizia", secondo i quali le armi da fuoco devono essere usate dalla polizia solo per autodifesa o in caso di minaccia imminente di morte o di grave ferimento. È necessario intraprendere indagini indipendenti, imparziali e approfondite sulle notizie di uccisioni illegali e di altre gravi violazioni dei diritti umani e i presunti responsabili devono essere portati davanti alla giustizia.


Responsabilità delle forze internazionali
Le forze internazionali sono arrivate nel paese su richiesta del governo haitiano per garantire la sicurezza nella distribuzione degli aiuti umanitari. Sono stati schierati ad Haiti oltre 10.000 militari statunitensi, 150 della Repubblica Dominicana e 800 del Canada. Ulteriori truppe dovrebbero essere dispiegate nelle settimane prossime, comprese quelle provenienti da altri paesi.

Le questioni relative alla responsabilità di una così ampia presenza internazionale militare e di polizia devono essere chiarite dall'inizio. Le modalità in cui questo personale verrà impiegato e le regole di ingaggio istituite nell'occasione dovranno essere in linea con il diritto internazionale dei diritti umani e dovranno essere previsti meccanismi efficaci per assicurarne il rispetto da parte di tutti i membri delle forze internazionali e in ogni momento.

L'esperienza di altre operazioni di peacekeeping ha dimostrato che lasciare la possibilità di incriminare autori di violazioni alla discrezione dei paesi che hanno contribuito all'invio di truppe, conduce all'impunità per le gravi violazioni dei diritti umani.


Cancellazione del debito di Haiti
Nel 2009, le istituzioni finanziarie internazionali e gli altri creditori hanno cancellato 1,2 miliardi di dollari del debito estero di Haiti. Malgrado questo, Haiti ha ancora un debito di centinaia di milioni di dollari. Nelle attuali circostanze, il suo rimborso rappresenta un carico inaccettabile sulla popolazione di Haiti e sull'economia nazionale. Amnesty International chiede alle istituzioni finanziarie internazionali e agli altri creditori di fare tutti i passi necessari per cancellare il debito del paese, dal momento che insistere nel chiedere il rimborso ostacolerebbe la capacità di Haiti di rispettare i suoi obblighi internazionali in materia di diritti umani, incluso il rispetto del livello minimo essenziale di diritti economici, sociali e culturali. La cancellazione del debito non può essere accompagnata da condizioni che possono avere un impatto negativo sui diritti umani.

Tutte le risorse finanziarie destinate ad Haiti negli anni a venire devono essere indirizzate a programmi di ricostruzione che assicurino il benessere della popolazione, l'accesso ai servizi di base e uno sviluppo equo e sostenibile.

Burkina Faso: dare la vita, rischiare la morte


Ogni anno, oltre 2000 donne muoiono in Burkina Faso per complicazioni legate alla gravidanza e al parto. La maggior parte di queste morti potrebbe essere evitata.

Il tasso di mortalità materna in Burkina Faso è molto elevato, con 307 donne colpite ogni 100.000 nascite nel 2008, secondo le informazioni rese note nel giugno 2009, basate sul censimento generale della popolazione del 2006. L'alto tasso di mortalità materna dimostra che alle donne viene negato il diritto alla salute, un diritto che ogni stato è obbligato a rispettare, proteggere e realizzare. Quando le donne muoiono perché il governo non riesce ad affrontare le cause prevenibili della mortalità materna, allora il governo viola il diritto delle donne alla vita.


Alcune donne muoiono perché non possono raggiungere le strutture mediche in grado di curarle, o perché vi arrivano troppo tardi. Molte perdono la vita perché i loro familiari non possono pagare le parcelle del personale medico. Altre muoiono a causa delle carenze di sangue, farmaci, attrezzature o personale medico qualificato.

Le donne in Burkina Faso subiscono discriminazione in ogni ambito della loro vita, con accesso ineguale all'istruzione, alle cure mediche e all'impiego. Nelle zone rurali in modo particolare, le donne hanno poca o nessuna voce in capitolo nelle decisioni relative alla famiglia. I matrimoni precoci sono frequenti e la legge permette alle ragazze di sposarsi a un'età inferiore rispetto ai ragazzi. Le mutilazioni genitali femminili, inoltre, sono ampiamente praticate, anche se proibite dalla legge. L'uso dei contraccettivi è scarso e i servizi di pianificazione familiare gravemente sotto finanziati.

Dal 2006, il governo del Burkina Faso sovvenziona le cure ostetriche di emergenza e quelle neo-natali per ridurre le barriere economiche che impediscono le cure. I parti sono sovvenzionati per l'80 per cento: le pazienti hanno la copertura dei costi per servizi medici, medicinali e attrezzatura necessari per il parto e devono pagare solo la restante parte. Nonostante queste sovvenzioni, il costo delle cure mediche impedisce ancora alle donne di ricevere le cure salvavita e quasi sempre le famiglie si trovano a dover pagare più di quello che dovrebbero.

É il momento di agire perché la salute materna diventi un diritto per tutte le donne del Burkina Faso.
Firma l'appello al ministro della Salute per chiedere che i servizi per la salute sessuale e riproduttiva siano maggiormente accessibili e disponibili.

http://www.amnesty.it/donne_Burkina_Faso.html

martedì 10 marzo 2009

EDU: prossimi appuntamenti



Il nostro gruppo ha rinnovato anche quest’anno il suo impegno nel settore dell’EDU (Educazione ai Diritti Umani) all’interno di scuole, istituti superiori ed Università presenti sul territorio tarantino. Ecco i prossimi appuntamenti:

12 Marzo 2009, ore 8:00 Istituto Comprensivo "V. Martellotta" - Taranto

18 Marzo 2009, ore 10:30 Liceo Statale "Archita" - Taranto

19 Marzo 2009, ore 8:00 Istituto Comprensivo "V. Martellotta" - Taranto

Gli interventi saranno a cura della Responsabile EDU del gruppo 214 di Taranto, Luisa Coppola.

domenica 8 marzo 2009

8 marzo - Giornata internazionale delle donne



Amnesty International celebra la lotta delle donne attraverso i secoli per ottenere uguaglianza e giustizia.

L'8 marzo 1857 a New York, centinaia di operaie delle aziende tessili manifestarono per ottenere migliori condizioni lavorative, riduzione dell'orario di lavoro e parità di diritti tra uomini e donne. Cinquantuno anni dopo, l'8 marzo 1908, 15 mila operaie tessili marciarono di nuovo a New York chiedendo, questa volta, il diritto di voto, la chiusura definitiva delle cosiddette "fabbriche del sudore" e l'abolizione del lavoro minorile. Oggi la Giornata internazionale delle donne è ricordata in tutto il mondo, è celebrata dalle Nazioni Unite e in molti paesi è considerata festa nazionale.
Nell'ultimo secolo lo scenario relativo ai diritti delle donne è mutato drasticamente. Sono diventate protagoniste attive dei processi decisionali e hanno realizzato passi significativi verso l'eguaglianza economica. A livello globale esistono trattati giuridicamente vincolanti che proteggono e promuovono i loro diritti.

Tuttavia le donne continuano a essere vittime di violenza, in particolare violenza sessuale, diffusa in modo preoccupante. In tempo di guerra, sono spesso considerate veri e propri obiettivi militari. Si stima che, durante il conflitto armato in Sierra Leone (1991-2002), almeno una donna/ragazza su tre abbia subito uno stupro o altre forme di violenza sessuale, da parte di tutti i principali attori degli scontri: forze governative, combattenti civili e fazioni armate avversarie.

La violenza sessuale è anche strettamente collegata al circolo vizioso che si crea tra povertà e insicurezza. A Haiti, per esempio, molte ragazze non possono permettersi di pagare le tasse scolastiche e sono quindi costrette a sottostare ad abusi sessuali e violenze in cambio di regali o soldi per garantirsi l'istruzione. Altre rimangono vittime di violenza sessuale mentre percorrono strade poco o per nulla illuminate.

Le donne artefici del cambiamento


Sebbene nel mondo dilaghino l'insicurezza e la violenza contro le donne, sono proprio loro che, superando enormi ostacoli, hanno ottenuto cambiamenti positivi per l'intera società. In Liberia, le donne che hanno combattuto come bambine-soldato stanno ora lavorando affinché tutte coloro che hanno subito violenza durante i conflitti armati (1989-1997 e 1999-2003) ottengano giustizia. Si stima che le donne rappresentassero oltre il 30 per cento delle forze armate. Durante il conflitto, Florence Ballah e Jackie Redd sono state portate via dalle loro abitazioni e hanno combattuto per fazioni rivali, adesso si sono unite e lottano per fare in modo che le donne della Liberia abbiano una vita migliore.

In Nepal, la violenza sulle donne è un fenomeno molto diffuso sebbene, a seguito della caduta della monarchia nel 2006, alcuni cambiamenti positivi siano avvenuti, soprattutto per quanto riguarda la presenza femminile nella sfera pubblica. Le donne che lottano in difesa dei diritti umani e contro ogni forma di violenza però sono ancora vittime di molestie e intimidazioni da parte di attori statali e non.

In Iran, le attiviste della Campagna per l'uguaglianza lottano perché venga messa fine alla discriminazione legale delle donne. Sono spesso vittime di attacchi da parte del governo: nel 2008, Parvin Ardalan, Nahid Keshavarz, Jelveh Javaheri e Maryam Hosseinkhah sono state condannate a sei mesi di carcere. Dal 2006 oltre 50 attiviste sono state detenute dalle autorità e a molte è stato vietato di lasciare il paese. Nonostante ciò, la loro lotta per il cambiamento continua.

In ogni paese donne coraggiose e determinate lavorano per costruire un mondo migliore. Le loro voci devono essere ascoltate. Il loro contributo deve essere riconosciuto e incoraggiato. Le violazioni dei diritti umani non possono essere fermate senza un'attiva partecipazione di chi ha subito in prima persona la violenza.

L'8 marzo aggiungi la tua voce a quella di Amnesty International. Firma perchè i diritti delle donne in Grecia, Venezuela, Haiti, Messico e Sudafrica siano rispettati!

Firma tutti gli appelli della campagna!
http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/497

giovedì 5 marzo 2009

Prossima riunione!

Prossima riunione del gruppo per Sabato 07 Marzo 2009 ore 17:15
Punti all'ordine del giorno:

- formazione sulla prossima campagna "Demand Dignity"
- presenze alla prossima Assemblea Circoscrizionale che si terrà a Lecce il 15 Marzo 2009
- locandine del gruppo!
- vagliare se c'è la possibilità che qualcuno del gruppo vada al prossimo concerto di Caparezza a Molfetta (29 Marzo)
- varie ed eventuali

martedì 3 febbraio 2009

Divieto di segnalazione: siamo medici e infermieri, non siamo spie

Medici Senza Frontiere (MSF), Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI), Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) e Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG) lanciano un appello per chiedere ai Senatori di respingere l'emendamento che elimina il principio di non segnalazione alle autorità per gli immigrati irregolari che si rivolgono a una struttura sanitaria.

L'attuale Testo Unico sull'Immigrazione (Decreto Legislativo 286 del 1998) prevede che «l'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano».

Il rischio di essere segnalato creerebbe nell'immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche una reazione di paura e diffidenza, in grado di ostacolarne l'accesso alle strutture sanitarie. Ciò potrebbe creare condizioni di salute particolarmente gravi per gli stranieri - con aumenti dei costi legati alla necessità di interventi più complessi e prolungati - e ripercussioni sulla salute collettiva - con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili.

La cancellazione del principio di non segnalazione vanificherebbe inoltre un'impostazione che nei 13 anni di applicazione (il principio è presente nell'ordinamento italiano già dal 1995) ha prodotto importanti successi nella tutela sanitaria degli stranieri: riduzione dei tassi di Aids, stabilizzazione di quelli relativi alla Tubercolosi, riduzione degli esiti sfavorevoli negli indicatori materno-infantili (basso peso alla nascita, mortalità perinatale e neonatale…).

MSF, SIMM, ASGI e OISG invitano la società civile a sottoscrivere l'appello ai Senatori, che ha già raccolto 6280 adesioni.

Sottoscrivi l'appello all'indirizzo: http://www.divietodisegnalazione.medicisenzafrontiere.it/firma_appello.asp

mercoledì 10 dicembre 2008

La Cina è vicina: luci e ombre cinesi

La Cina, un Paese geograficamente molto lontano da noi, in realtà oggi è più vicina di quanto non pensava chi, anni fa, usò per la prima volta la frase "La Cina è vicina", che in seguito divenne uno slogan.

Non vi è dubbio, infatti, che la Cina sia davvero vicina. Anzi è sempre più noi e, molto spesso,anche in maniera incombente. Non passa giorno, ormai, che i mass-media non riportino notizie che vedono questo Paese spesso tristemente coinvolto, a partire da quelle che hanno preceduto i giochi olimpici, fino a quelle che quotidianamente ci parlano dei prodotti a basso costo immessi in modo dilagante sul nostro mercato che mettono a rischio la salute e l'incolumità dei consumatori, unitamente ai danni che arrecano alla nostra economia.

Nel contempo, però, non si può non ricordare che il Celeste Impero - civiltà plurimillenaria dalle infinite sfaccettature non sempre facili da comprendere - colpisce ancora oggi l'immaginario collettivo sotto forma di suggestioni esotiche ammantate di fascino e di mistero.

L'incontro "La Cina è vicina" si terrà Domenica 14 Dicembre 2008, alle ore 19:00, presso il Ristorante Eden Park, Lido Silvana - Marina di Pulsano, secondo il programma di seguito riportato:

Drink di benvenuto

Apertura dei lavori

MICHELE LADIANA
Presidente Associazione Culturale Orizzonti

Relazioni

STEFANO MILDA
Dirigente scolastico Liceo Statale "De Ruggieri" - Massafra

"Il Fantastico mondo di Suzie Wong: Arte, Cultura, Religioni, Pensiero"

LUISA COPPOLA
Responsabile E.D.U. per Taranto
Amnesty International

"Da Tien an man a oggi: I diritti umani"

Interventi del pubblico e conclusioni

Convivio